Connessioni tra cime di rapa, piccoli agricoltori, cambiamento climatico e Covid-19
Questo inverno meteorologicamente poco inverno, i campi del Dono dell’Erba hanno ospitato, tra le altre, cime di rapa anche dette broccoli dai salernitani e friarielli dai napoletani. L’esperienza colturale stata al solito ricca in variet , non potevamo non sperimentare sapori e consistenze diverse, avvicendando nei campi la tradizionale cultivar ‘’Riccia di Sarno’’, le cime pi corpose ‘’Apulia’’ e le ‘’Salentine’’ grosse e tenerissime. La raccolta tanto proficua in termini di gusto quanto poco abbondante in resa…
La resa teorica, un concetto infido, ingannatore, assolutamente da riconsiderare, se vi piace la qualit senza compromessi, che per Il Dono dell’Erba un confine invalicabile, allora il concetto di resa e vostro nemico. Consultando un qualsiasi manuale di agronomia, quando ci si appresta ad avviare una coltura, scopriamo che per ogni ortiva, pianta da frutto o altro esiste la resa per ettaro, ossia il peso di prodotto ottenibile coltivando un ettaro di terreno, quello che poi trovate scritto dopo, camuffato da indicazioni colturali il compromesso, s perch se vorrete ottenere le rese indicate dimenticatevi la qualit .
D’accordo, ma cosa centrano gli uomini cime di rapa, le cime di rapa, il cambiamento climatico e peggio ancora il coronavirus che in questo periodo imperversa nel mondo?
Le cime di rapa sono un esempio, potremmo dire siamo uomini o peperoni o magari insalate o qual si voglia ortaggio, ma torniamo alle nostre rapette. Se vi affacciate ai banchi di un fruttivendolo nel mese di settembre, lo troverete gi stracolmo di cime di rapa o presunte tali, sembrano pi fasci di erba spessa buoni come foraggio per qualche bella mucca, considerando che la variet pi precoce produce dopo 40 giorni dalla nascita delle piantine, li avranno seminati a met luglio, e cosa ci sar mai di male? Tentiamo di capirlo insieme, necessario sapere per quale motivo le cime di rapa sono una verdura invernale, come prima cosa non temono il freddo e vogliono tanta acqua, che nella stagione invernale
garantita dalle precipitazioni, se, per li
seminiamo a luglio? L’acqua la metter la falda captata in profondit o, il fiume imbrigliato e dirottato sui campi, il manuale di agronomia vi indicher la quantit necessaria e spunteranno tante belle rapette, il manuale vi dir anche di irrorare immediatamente il campo con la giusta dose d’insetticida, e s , perch in estate
attiva l’Altica, un insettino super ghiotto di cime di rapa
e non solo, messo l’insetticida, neanche l’Altica sar un problema, sar morta insieme a tutti gli altri insetti presenti in campo, buoni o cattivi che siano impollinatori compresi. Il buon manuale di agronomia per , prima di tutto, vi avr indicato la quantit di nutrienti per ettaro necessario all’ottenimento del tanto agognata resa, quindi il contadino prima e se serve anche durante la coltura avr aggiunto al terreno il fertilizzante necessario. Fatto ci otterremo cime di rapa grandi e grosse, piene di vegetazione, verdi scuro, dure, fibrose, senza sapore, avvelenate e che hanno avvelenato, piene d’acqua dolce sottratta alla natura che ne ha sempre meno, per avremo ottenuto la fantastica resa indicata dal manuale, il concime chimico sar stato cos efficace cheoltre ad inquinare i campi con residui, avr raggiunto corsi d’acqua e poi in mare generando spropositate proliferazioni di alghe mucillaginose e soffocanti.
Perch allora continuiamo a essere cime di rapa, ansi ch uomini? Soprattutto perche gli agricoltori continuano su questa strada?
Perch il benessere ci ha tolto il contatto con la realt naturale, perch sentiamo parlare di stagionalit dei cibi senza capirne il significato, perch al supermercato troviamo tutto sempre, perch scegliamo i prodotti della natura ma solo se hanno l’aspetto di qualcosa prodotto in serie, perch la nostra memoria olfattiva e gustativa non ha mai incontrato aromi e sapori autentici. Il contadino dal canto suo, o non sa e questo non lo giustifica, o considera il profitto l’unico obiettivo della sua attivit di produttore di beni PRIMARI, innescando una guerra dei prezzi che non pi concorrenza ma guerra tra poveri, la concorrenza necessaria ma, serva a stimolare l’offerta di una qualit pi alta e non del prezzo pi basso.
La conoscenza, la consapevolezza, l’educazione, il rispetto, la passione sono la strada per non essere cime di rapa, per salvare il salvabile del nostro meraviglioso pianeta.
Ma il Covid-19 cosa c’entra?
C’entra perché le caratteristiche su indicate sono le stesse necessarie a sconfiggere questo che solo l’ultimo dei mali da affrontare, ma volendo essere pi pragmatici ma sempre ottimisti, questa vicenda che si spera duri solo pochi mesi, ci faccia capire quanto fragile un sistema basato sull’artificialit . Ettari ed ettari a monocultura, legati al filo dei trasporti, produciamo tanti carciofi dietro casa e l’aglio per condirli arriva dall’Argentina o dalla Cina piuttosto che dall’Africa, e cos via per tutto. Ed ecco che nel malaugurato caso di un cataclisma, di una pandemia o qual si voglia impedimento di causa di forza maggiore, determinerebbe il rischio di rimanere senza nutrimento, senza beni primari. Lungi da noi evocare scenari apocalittici che non rappresentano assolutamente la situazione attuale, il desiderio solo di far comprendere quanto un sistema con un’agricoltura pi sana, pi diversificata, pi locale, che riscopra antiche tradizioni di conservazioni e ricette, possa essere una risorsa necessaria e irrinunciabile. Non mai troppo tardi per comprendere quanto le scelte, anche quelle che ci sembrano pi banali, possano incidere sull’esistenza di tutti.
Un giorno un amico che lavora nel campo della ristorazione, mi disse che il suo lavoro gli da grande soddisfazione, non parlava di soddisfazione economica, parliamo di persone che manipolano gli ingredienti a mani nude tutti i giorni, disse che cucinare un atto d’amore e ogni cliente soddisfatto come riceve un abraccio. I contadini hanno la responsabilit di produrre gli ingredienti che non solo ci tengono in vita, che fanno crescere i bambini, ma che sono necessari a far nascere l’amore. Nella vita meno profitto e  più abbracci  possono rendere questo mondo migliore.