Dopo otto mesi di attesa e apprensione, dopo diverse incursioni di cinghiali, con la neve che si è posata due volte tra le piantine, le piogge copiose di quest`anno e tanto ma tanto sudore provocato dalle diverse operazioni colturali fatte rigorosamente manualmente, come promesso, il nostro aglio è pronto.

Tra le avversità il contenimento delle erbe selvatiche, che molti chiamano infestanti o addirittura “malerbe’’, ci è costato duro lavoro ma tanta soddisfazione per essere riusciti a far convivere la coltivazione con l`incredibile biodiversità del parco nazionale. Questa primavera ci ha regalato fioriture meravigliose e profumi intensi, che mutavano all’alternarsi delle fioriture.
Con i fiori centinaia di specie di insetti si sono moltiplicati a ritmo esponenziale, grilli verdissimi, coccinelle rosse e gialle, infiniti coleotteri dal greco ”koleon” guscio e “pteros” ali, spesso adornati da splendide elitre dal verde al viola fino al nero metallizzato, migliaia di specie di ragni, formiche di tutti i tipi, mantidi religiose e poi api, bombi e tanti altri imenotteri. Bellissime farfalle ovunque, ci vorrebbero righe e righe per nominare tutte le specie di insetti che vivono nei nostri campi e poi uccelli, tantissimi uccelli. Qualche settimana prima della raccolta uno splendido falco era solito posarsi tra gli agli, per poi alzarsi in volo facendosi ammirare volteggiando sopra di noi.
Paesaggio, selvatici, colori, profumi, vita e tanto verde, coltivare in questi luoghi è un’ esperienza entusiasmante, dai ritmi lentissimi in inverno e man mano sempre più frenetici fino all’arrivo dell’estate con il suo caldo torrido e la luce splendida, che sembra immobilizzare tutto in un quadro bellissimo.


La raccolta è durata circa 10 giorni, pochi passaggi con il trattore per dissodare il terreno tra le file, oramai divenuto durissimo e poi via, a colpi di zappa per estrarre i bulbi bianchi e profumati, districandosi tra le spine della Scarlina e della Calcatreppola gialla e i tantissimi fiori della Viperina, le più presenti, ma sono solo alcune delle numerosissime specie di erbe spontanee, grazie alle quali le spore delle malattie fungine che colpiscono l`aglio, sono rimaste confinate a piccole zone, senza riuscire ad invadere il campo intero. Ed ecco che le tanto odiate malerbe oltre a trasportare l’azoto dell’aria nel terreno in una forma assimilabile dall’aglio, hanno anche svolto la funzione di barriera protettiva.


Tecniche antiche e in parte dimenticate, al servizio di una vera agricoltura moderna e nuova. Certo usando metodiche naturali le rese calano e lo scarto in fase ti preparazione delle confezioni aumenta, ma è il prezzo delle idee che si scontra poi con l’inganno della bellezza che ci fa scegliere la mela di Biancaneve, pur coscienti che stiamo per mangiare veleno. E’ in questo modo che noi siamo certi di offrirvi un prodotto senza eguali, i cui difetti diventano valore aggiunto e reale, dove il taglio di un colpo di zappa non è nulla di nocivo ma solo la stanchezza di un operatore, dove qualche macchiolina non è il segno di una malattia ma l’assenza di una chimica mortale, che a lungo termine imporrà anche all’agricoltore più spregiudicato modi e ritmi diversi, pena la sterilità dei suoli. Ma per fortuna o grazie alla natura, la maggior parte del nostro aglio è bello e sano, profumato e succosso.